Moto

Il mito della due ruote, da sempre appassiona le generazioni, rimanendo intatto nel tempo, e attraendo a se, sempre un numero maggiore di appassionati.

La moto e il suo mito: dalla nascita ai giorni nostri

I progressi ci sono stati da quel lontano 1885, quando l’ingegnere tedesco Gottlieb Daimler, inventò la prima motocicletta. Si trattava di un prototipo, un biciclo in legno, che presentava un motore alimentato a benzina. Già in precedenza il francese Chapius aveva costruito a sua volta un biciclo, ma alimentato con un motore a vapore. Si attribuisce, comunque, a Daimler l’invenzione della moto, anche perché è stato lui poi a perfezionarla nel tempo e ad iniziare la produzione industriale. Da quel momento, tantissimi hanno lavorato all’evoluzione della moto, come l’inglese Holden, che inventò per primo la bicicletta a motore, che presentava un propulsore a quattro cilindri, o come i fratelli Werner, che riuscirono a realizzare una motocicletta che raggiungeva la velocità massima di 35 km/h. Proprio questi ultimi, nel 1901, realizzarono un modello di bicicletta che presentava un motore centrale, e la trasmissione sulla ruota posteriore. Questo nuovo e rivoluzionario modello su battezzato: “Motocicletta”.

L’evoluzione della due ruote

Da questo momento, il mito della moto, ha preso sempre più forma, cominciando a tracciare un solco che poi nel tempo, avrebbe assunto una connotazione ben definita, fino ad arrivare ai giorni nostri, con la moto che rappresenta un po’ un modo di essere, o solamente un mezzo di trasporto veloce, agile e funzionale, rispetto all’automobile. Focalizzando l’attenzione un attimo sull’Italia, possiamo dire che: il 1909, il 1913, e il 1921, sono tre anni storici. Questo perché sono nate rispettivamente: la Gilera, la Della Ferrara, e la Guzzi; tre marchi storici italiani che hanno rivoluzionato l’intero mercato attraverso i loro prodotti. E gli anni 20’ sono stati interessanti proprio per l’evoluzione della motocicletta, che fa la sua prima comparsa sulle strade, generando un senso di esaltazione tra le persone. Simbolo di velocità, di coraggio, di modernità, la moto diventa ben presto un qualcosa di irrinunciabile per chi può permettersela; inarrivabile per chi invece non ha la possibilità, ma coltiva questo sogno proibito. Il boom della moto arriva, però, nel secondo dopoguerra. Sono gli anni 50’ e gli inizi degli anni 60’, il momento in cui l’uso delle due ruote diventa un mezzo di trasporto di massa. La moto, detta anche “motoleggera”, antenata del motorino prima e dello scooter poi, si colloca prepotentemente sulla scena nazionale e internazionale, e la corsa alle due ruote diventa un qualcosa non più legato solo all’immagine dell’essere giovane, ma anche all’esigenza di praticità.

Il trionfo dell’industria motociclistica italiana

In questi anni ci fu il trionfo dell’industria italiana della moto, con Guzzi, Gilera, Parilla, Laverda, Benelli e Ducati, sugli scudi; tanto da battere la concorrenza dei rivali inglesi della Triumph, o quella della tedesca BMW. Il Giappone, che poi la farà da padrone, ancora non si era affacciato a questo mondo, e così imperversavano sulle strade la Lambretta o il Galletto, fino all’approdo della Vespa, un vero e proprio mito tutto italiano. Dopo un periodo difficile negli anni 70’, dovuto all’evoluzione legato al mondo dell’auto, la moto ritrova i suoi fasti negli anni 80’, grazie anche all’arrivo sulla scena mondiale delle motociclette giapponesi. I modelli si sprecano, dalle enduro, moto gigantesche che regalano stabilità e consentono di poter affrontare viaggi lunghi su qualsiasi tipologia di strada, con l’Honda Transalp, tra le più vendute; fino ad arrivare alle tantissime moto da corsa, che sono repliche esatte di quei modelli che scendono sulle piste a darsi battaglia nei vari campionati mondiali di categoria. In quegli anni, poi, scoppia anche la moda tra gli adolescenti del motorino.

Gli anni 90’: dai motocicli agli scooteroni

L’Italia in quel tempo divenne la maggiore produttrice di modelli destinati al pubblico giovane, con la Piaggio che presentava sul mercato il Ciao e il Si, due ciclomotori che hanno spopolato rimanendo in auge fino agli anni 90’. Proprio in questo periodo c’è il passaggio generazionale, con l’approdo sulla scena degli scooteroni. Potenti, agili, versatili, questi mezzi a due ruote, sono incollati sulla strada e consentono di poter raggiungere anche velocità di punta elevate, come se si stesse guidando una vera e propria moto. L’incremento del traffico cittadino, la difficoltà nel trovare parcheggio, e l’esigenza di effettuare spostamenti nel più breve tempo possibile, spingono sempre più persone ad avvicinarsi a questi scooter, che come detto sono delle vere e proprie moto, ma molto più comode e maneggevoli da guidare. 

L’evoluzione della specie e lo sviluppo del design

L’evoluzione della moto negli anni, si è prestata via via ad un gioco particolare, quello legato al design. Custom, Naked, Carenate, le motociclette si sono diversificate per stile, particolari, ed estetica, discostandosi sempre di più da quel prototipo iniziale “sottocanna”, che vedeva il serbatoio alloggiato tra i tubi del telaio, nei primi modelli a due ruote. Dalle famose carenature a campana, in voga negli anni 50’, alla cura dell’aerodinamica per aumentare le prestazioni, che oggi è un po’ il fulcro intorno al quale gira tutto il mercato mondiale delle moto. Il design è anche il modo per caratterizzare i propri modelli, ed è per questo che poi ogni motocicletta prende dei “tratti somatici” ben precisi, che poi contraddistinguono tutti i modelli di quella casa. Basti pensare alla Ducati che con il suo bicilindrico a L di 90°, un po’ il suo marchio di fabbrica, ha praticamente fatto storia, creando un vero e proprio status, con la Monster che è un'icona in tal senso. Presentata sul mercato nel lontano 1993, grazie all’intuizione di Miguel Angel Galluzzi, un famoso designer argentino, questo modello è ancora tra i più apprezzati, e ha contribuito a creare quel club di “ducatisti”, che contraddistingue tutti gli amanti di questa casa motociclistica. Il riminese Massimo Tamburi ha un ruolo importante in questi anni, perché dalla sua mente nascono tre tra le moto che hanno fatto la storia, e continuano a farla: la Ducati 916 e la MV Agusta F4 e la Brutale.

Il presente e il futuro del pianeta moto

Con il diffondersi delle “Naked”, ovvero quelle moto concepite senza protezioni aerodinamiche come carena, cupolini e altro, è scoppiata la moda della personalizzazione della propria motocicletta. Leggera, agile, si contrappone alle “Grand Cruiser”, che invece presentano carrozzerie ampie, e una serie di accessori come bauletti posteriori o laterali, e che sono indicatissime per i lunghi viaggi. Per chi ama il fuoristrada, tantissimi sono i modelli di moto a disposizione: quelle da Cross, da Enduro, e da Trial, ciascuna con le proprie peculiarità. Per quelle da Cross, la leggerezza, le sospensioni robuste, la corsa lunga, sono elementi che la contraddistinguono, mentre per le Enduro siamo in presenza di un assetto meno esasperato, che ne consente l’uso nei percorsi misti. Le moto da Trial, sono caratterizzate da motori con una coppia molto elevata e bassi regimi, che consentono di poter superare ostacoli, effettuare salti, con un’agilità unica. C’è poi una categoria che deriva delle moto da cross, la cosiddetta “Supermotard”, che conta pneumatici e sospensioni da strada, con un impianto frenante di altissima qualità. Queste motociclette, nascono per correre all’interno dei kartodromi e sulle piste in generale, intervallate da brevi tratti sterrati. Chiudiamo con due modelli particolari: le moto “Super Sportive”, e le “Custom”. Le prime derivano direttamente dalle moto da competizione, e hanno una potenza ancora più elevata, e la soluzione dell’ammortizzatore di sterzo, una delle prerogative per questi modelli. Le Custom, invece, nascono in America ma trovano moltissimi estimatori nel resto del mondo. Una fisionomia particolare le contraddistingue, con la ruota anteriore più spostata in avanti rispetto al manubrio, e che consente al motociclista di guidare quasi sdraiato. Le Custom presentano cromature particolari, e una serie di accessori che le rendono particolarmente preziose. Proprio il termine custom, che deriva dall’inglese customize, significa personalizzare; ed infatti i proprietari di queste motociclette sono soliti regalarsi una serie infinita di accessori, per abbellire i propri bolidi a due ruote e renderli unici nel loro genere.